Parole in prestito

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Questa mattina ho acceso il cellulare e, tra le notifiche, ho trovato un reminder per un webinar e un promemoria per un open day.

Prima ancora di pensare agli impegni, mi sono accorto di quanto le parole straniere abbiano invaso il nostro linguaggio quotidiano.

Capisco che viviamo in un mondo sempre più internazionale: siamo tutti internazionalizzati e, a quanto pare, internazionalizzabili. Le lingue vive cambiano, accolgono parole nuove e si contaminano. Quello che mi fa riflettere, però, è la facilità con cui termini italiani ancora perfettamente adatti vengono dimenticati e sostituiti.

Quando vengono riscoperti e pronunciati conservano un fascino classico, quasi nobile. A volte fanno sorridere, soprattutto i più giovani, come se appartenessero a un tempo ormai lontano. In me, invece, suscitano una profonda ammirazione: forse perché riportano alla luce qualcosa che avevamo, senza rendercene conto, lasciato indietro.

Così, tra un meeting fissato in agenda, una call spostata per un problema di timing, una deadline da rispettare, un feedback da condividere e un weekend dedicato al relax, continuiamo a sentirci smart e al passo con il trend, senza accorgerci che, nel frattempo, stiamo mandando offline una parte della nostra lingua.

Adesso, se vuoi, la sedia è tua

Queste parole ti hanno riportato a un ricordo, fatto nascere un dubbio o mostrato qualcosa da un’altra angolazione?

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