Accomodiamoci

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Tempo fa, guardando un film, mi è rimasta impressa una scena.

C’era un piccolo negozio pieno di cianfrusaglie. Uno di quei posti in cui si entra quasi per caso, magari attirati da qualcosa intravisto dalla vetrina.

Il proprietario accoglieva le persone e le invitava ad accomodarsi su una delle sue sedie di legno e paglia. Non sembrava avere fretta di vendere qualcosa. Lasciava semplicemente che iniziassero a parlare.

Quel negozietto si chiamava Chiacchiere.

Non ricordo tutti i particolari del film, ma ricordo bene ciò che quella scena mi fece provare. Mi sembrò un luogo caldo e familiare, nel quale ci si poteva fermare senza dover avere un motivo preciso.

Oggi abbiamo moltissimi modi per raggiungerci. Scriviamo messaggi, pubblichiamo fotografie, lasciamo reazioni e commenti. Eppure può capitare di sentire la mancanza di qualcuno con cui parlare davvero.

Qualcuno che rimanga lì.

Qui vorrei ricreare proprio quella sensazione.

Si può raccontare qualcosa accaduto durante la giornata, un ricordo tornato alla mente, una preoccupazione oppure una cosa buffa. Si può parlare di lavoro, famiglia, sogni, paure o del tempo che passa. Anche di niente, perché non tutte le conversazioni devono condurre da qualche parte.

Qualche volta da una chiacchierata nascerà un pensiero nuovo. Altre volte resterà soltanto il piacere di avere condiviso un momento. E andrà bene così.

Forse un giorno questa immagine diventerà anche un luogo vero, con due sedie, una luce calda e qualcosa da bere sul tavolino.

Per ora comincio lasciando qui una sedia libera.

Se sei entrato quasi per caso, accomodati.

Adesso, se vuoi, la sedia è tua

Queste parole ti hanno riportato a un ricordo, fatto nascere un dubbio o mostrato qualcosa da un’altra angolazione?

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