Un incontro non è fatto solo di parole

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La mancanza di contatto umano nei dialoghi e nelle interazioni quotidiane viene spesso sottovalutata.

È facile attribuirne la responsabilità alle nuove modalità di comunicazione: incontri da remoto, messaggi scritti, conversazioni attraverso uno schermo. Eppure mi accorgo che qualcosa può sfuggirci anche quando siamo seduti davanti a una persona.

Quanti scambi abbiamo ogni giorno? E quanto poco, alla fine, rimane nella nostra memoria?

Ricordiamo forse il contenuto principale, ma perdiamo molti particolari che hanno partecipato a quel momento: il colore degli occhi, un gesto delle mani, i rumori intorno a noi, una voce particolare, la sensazione di caldo o di freddo.

Dettagli apparentemente inutili rispetto al discorso. Eppure erano lì. Forse hanno influenzato il modo in cui abbiamo ascoltato, risposto o percepito quella persona.

Nel prossimo incontro voglio provare a fare una cosa semplice: scegliere uno solo di questi elementi, prestargli attenzione e conservarlo nella memoria.

Poi domandarmi: se fosse stato diverso, avrei vissuto quella conversazione nello stesso modo?

Forse essere davvero presenti comincia proprio da ciò che normalmente lasciamo passare inosservato.

Adesso, se vuoi, la sedia è tua

Queste parole ti hanno riportato a un ricordo, fatto nascere un dubbio o mostrato qualcosa da un’altra angolazione?

Se ti va, raccontamelo. Il messaggio non verrà pubblicato: lo leggerò in privato e, se lascerai la tua e-mail, potrò risponderti.